La nostra Mission consiste nel riattivare e rinnovare le  energie umane temporaneamente smarrite,  apparentemente spente , sempre presenti, con differenti aspetti e intensità, in ogni persona e gruppo

Il CeIS è nato per dare risposta a un appello dei genitori che avevano dato vita al Comitato cittadino antidroghe. Il  23 dicembre 1982 fu inaugurata la sede del Centro di accoglienza del “Progetto Uomo” di Reggio Emilia. Chiamato a guidare il nascente CeIS fu chiamato, dall’allora Vescovo Mons. Gilberto Baroni, Don Giuseppe Dossetti, dopo che i primi passi del progetto furono seguiti da Franco Marchi

Negli anni il Centro è cresciuto molto, collaborando sempre più con il territorio in altre aree di intervento sociale come migranti, minori, assistenti familiari.

Il Centro di Solidarietà di Reggio Emilia ha iniziato la sua attività nel 1982, costituito da un gruppo di genitori di tossicodipendenti in accordo con il Comune di Reggio Emilia e la Curia Vescovile. Dopo un percorso di formazione, seguito dai futuri operatori, il Centro di Reggio Emilia ha iniziato l’accoglienza di tossicodipendenti e nel 1984 ha aperto la sua comunità terapeutica e la sede per le attività di reinserimento sociale.

Il Centro, oggi riconosciuto Ente Accreditato dalla Regione Emilia Romagna, è un’associazione privata con personalità giuridica con la qualifica fiscale di onlus ed è convenzionato con l’AUSL di Reggio Emilia e provincia.

L’intervento terapeutico intende proporsi anch’esso come multidisciplinare, integrato e basato sull’alleanza tra servizi, professionisti, attori sociali. L’introduzione di nuove e più aggiornate metodologie, abbandonati gli aspetti più radicali dell’approccio comportamentista delle origini, hanno favorito scelte che hanno introdotto forti riferimenti a discipline psicologiche e psicoterapeutiche.

Negli ultimi anni, sulla spinta dei nuovi stili di consumo e con l’avvento delle patologie segnate da comorbilità, molte risorse formative sono state rivolte alle acquisizioni di competenze fondamentali afferenti all’area psichiatrica.

Tutto questo sullo sfondo di un intervento comunque basato su un approccio relazionale e socio-educativo incentrato sulle rialfabetizzazioni e l’acquisizione di comportamenti socialmente competenti.